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venerdì 2 novembre 2007

ORRORE DI ROMA - Lo strazio del marito di Giovanna

(Nella foto Moilet Romulus Nicolae, il romeno che ha aggredito, seviziato a morte Giovanna Reggiani)
L’ha vegliata a otto chilometri di distanza da dove l’aveva vista per la prima volta.Le ultime ore sono state una speranza fino alla fine, per una notte e un giorno, sotto le luci al neon di un ospedale, in una stanza dal pavimento di marmo bianco. La speranza «di un miracolo», ammetteva Giovanni Gumiero, capitano di vascello della Marina, a chi gli sfilava davanti, gli metteva una mano sulla spalla. Speranza folle, ma ostinata. E poi la colpa, confidata agli amici più cari: «Dovevo arrivare il giorno prima». Il tormento: «Non dovevo lasciarla da sola, forse non sarebbe accaduto». Sono stati questi i pensieri del capitano che ha perso la moglie ammazzata dalla furia di un romeno. Speranza e rimorso. Ma anche una preghiera, per chi può scrivere le leggi: «Non fate più succedere cose così». È il desiderio che sboccia con prepotenza dal dolore. «In lui non c’è vendetta», dice anche don Patrizio, cappellano della Marina, parlando di quest’uomo. C’è giustizia.Giovanna e Giovanni si erano conosciuti al Fleming, quartiere altoborghese di Roma Nord, più di vent’anni fa. Per un giorno lui l’ha salutata con una presenza continua nella stessa zona della città dove l’aveva vista crescere ragazza, al primo piano del reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea, ex cattedrale del deserto, in fondo a via di Grottarossa. Lei era la sua famiglia, perché i figli non erano arrivati.Gliel’hanno massacrata a botte, fino a farla morire, mentre lui era a lavorare a La Spezia, dove comanda le Forze di dragaggio. E quando Giovanna è morta, Giovanni era uscito per un attimo dall’ospedale, stanchissimo. Gli hanno dovuto comunicare la notizia per telefono, e questo è forse l’ultimo rimpianto che qualcuno gli dovrà estirpare.Prima, nel lungo pomeriggio delle visite di parenti, amici, colleghi della Marina, politici e sacerdoti, non c’era violenza, non almeno nelle parole, solo la forza di chiedere un cambiamento: «Fate qualcosa per la sicurezza - ha ripetuto il capitano Gumiero ai politici - Sbrigatevi. Quello che è accaduto sia di monito. Ci sia una svolta. Non devono succedere mai più fatti come questo». Mai, ha pregato. «Una dignità impressionante», dice chi l’ha visto. Ma anche l’uomo di Stato, pieno di onore e capace di chiedere che «non succeda a nessun altro», al telefonino piangeva, e non riusciva a rispondere. «Non poteva», raccontano i parenti. E quando la follia della speranza lo lasciava, prima ancora di sapere che tutto era finito, ripeteva, fissando il marmo bianco nel corridoio al neon: «Perché? Perché?». Perché a lei, perché a me.

ORRORE DI ROMA - E' morta Giovanna Reggiani

E' morta Giovanna Reggiani, la donna aggredita, seviziata e gettata in un fosso nella periferia romana. Romulus Nicolae Mailat, il romeno di 24 anni fermato, è accusato di omicidio volontario, come scrivono nella richiesta di convalida del fermo il procuratore aggiunto della capitale Italo Ormanni e il sostituto Maria Bice Barborini. Lui, come ha riferito il senatore del Prc Salvatore Bonadonna che è andato a trovarlo in carcere, nega ogni violenza: «Ho rubato una borsetta alla stazione di Tor di Quinto - ha detto -. Nessuna violenza, guardate le analisi, nessuna violenza». Giovanna Reggiani si è difesa dal suo aggressore con tutte le forze che aveva. Lo ha spiegato il capo della squadra mobile romana, Vittorio Rizzi, sottolineando che l’arrestato, Nicolae Romulus Mailat, è stato trovato con il volto sanguinante e con numerosi graffi sulla schiena.


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