
sabato 17 novembre 2007
Il mistero della vita

sabato 10 novembre 2007
L'albero degli amici

Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.
Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita. Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi. Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene. Ma il destino ci presenta ad altri amici che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore....
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. .
E alle volte uno di questi amici dell'anima si installa nel nostro cuore e allora lo chiamiamo amore, perchè da' luce ai nostri occhi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza, un giorno, una sera o un 'ora. Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro. Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni. Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria. Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace amore fortuna e prosperità. Oggi e sempre semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.
sabato 3 novembre 2007
Giovanna e il suo capitano, sempre insieme

Pubblicato da MANU alle 13:50 0 commenti
L'ultimo saluto a Giovanna Reggiani; "Bisogna resistere al male, come lei"

Etichette: addio, funerale, Giovanna Reggiani
Pubblicato da MANU alle 13:43 0 commenti
venerdì 2 novembre 2007
ORRORO DI ROMA - Degrado, rabbia, poverta: Ecco il campo Rom di Tor di Quinta


Pubblicato da MANU alle 18:39 0 commenti
ORRORE DI ROMA - Reati e Criminalità
Etichette: criminalità, immigrazione, Reati
Pubblicato da MANU alle 14:31 0 commenti
ORRORE DI ROMA - Lo strazio del marito di Giovanna
(Nella foto Moilet Romulus Nicolae, il romeno che ha aggredito, seviziato a morte Giovanna Reggiani)
L’ha vegliata a otto chilometri di distanza da dove l’aveva vista per la prima volta.Le ultime ore sono state una speranza fino alla fine, per una notte e un giorno, sotto le luci al neon di un ospedale, in una stanza dal pavimento di marmo bianco. La speranza «di un miracolo», ammetteva Giovanni Gumiero, capitano di vascello della Marina, a chi gli sfilava davanti, gli metteva una mano sulla spalla. Speranza folle, ma ostinata. E poi la colpa, confidata agli amici più cari: «Dovevo arrivare il giorno prima». Il tormento: «Non dovevo lasciarla da sola, forse non sarebbe accaduto». Sono stati questi i pensieri del capitano che ha perso la moglie ammazzata dalla furia di un romeno. Speranza e rimorso. Ma anche una preghiera, per chi può scrivere le leggi: «Non fate più succedere cose così». È il desiderio che sboccia con prepotenza dal dolore. «In lui non c’è vendetta», dice anche don Patrizio, cappellano della Marina, parlando di quest’uomo. C’è giustizia.Giovanna e Giovanni si erano conosciuti al Fleming, quartiere altoborghese di Roma Nord, più di vent’anni fa. Per un giorno lui l’ha salutata con una presenza continua nella stessa zona della città dove l’aveva vista crescere ragazza, al primo piano del reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea, ex cattedrale del deserto, in fondo a via di Grottarossa. Lei era la sua famiglia, perché i figli non erano arrivati.Gliel’hanno massacrata a botte, fino a farla morire, mentre lui era a lavorare a La Spezia, dove comanda le Forze di dragaggio. E quando Giovanna è morta, Giovanni era uscito per un attimo dall’ospedale, stanchissimo. Gli hanno dovuto comunicare la notizia per telefono, e questo è forse l’ultimo rimpianto che qualcuno gli dovrà estirpare.Prima, nel lungo pomeriggio delle visite di parenti, amici, colleghi della Marina, politici e sacerdoti, non c’era violenza, non almeno nelle parole, solo la forza di chiedere un cambiamento: «Fate qualcosa per la sicurezza - ha ripetuto il capitano Gumiero ai politici - Sbrigatevi. Quello che è accaduto sia di monito. Ci sia una svolta. Non devono succedere mai più fatti come questo». Mai, ha pregato. «Una dignità impressionante», dice chi l’ha visto. Ma anche l’uomo di Stato, pieno di onore e capace di chiedere che «non succeda a nessun altro», al telefonino piangeva, e non riusciva a rispondere. «Non poteva», raccontano i parenti. E quando la follia della speranza lo lasciava, prima ancora di sapere che tutto era finito, ripeteva, fissando il marmo bianco nel corridoio al neon: «Perché? Perché?». Perché a lei, perché a me.
Etichette: aggressione, campo rom, Giovanna Reggiani, Orrore Roma, romeno, Tor di Quinto, violenza
Pubblicato da MANU alle 14:14 0 commenti
ORRORE DI ROMA - E' morta Giovanna Reggiani

Etichette: campo rom, Giovanna Reggiani, rom, Roma, romeni, sicurezza, Tor di Quinto, violenza
Pubblicato da MANU alle 14:10 0 commenti
Iscriviti a:
Post (Atom)