domenica 10 febbraio 2008

10/02 - Foibe, Io ricordo e tu?

giovedì 7 febbraio 2008

Una settimana di calvario

E' iniziato con il taglio di un dito il mio calvario, la mattina del 31 gennaio... La lama di un tagliotto da lavoro mi si infilza nel dito, la ferita è profonda, il sangue zampilla come l'acqua di una fontana... L'ufficio del lavoro sembrava quello della scena del crimine; perdo troppo sangue, inizio a vedere tutto nero e poi a sentire in lontananza con un fischio tremento all'orecchio. Svengo. Mi ritrovo all'ospedale dove una volta ripreso è stata la volta del dolore... del vero dolore. La ferita doveva essere completamente "squarciata" con tanto di bisturi per poter verificare la possibile lesione dei tendini... Ma fortunatamente no, solo una profonda ferita, me la cavo con i punti. Fin qui solo un po' di dolore, un po' di spavento ma nulla di chè, del resto si è trattato un taglio, ma come se non bastasse in agguato c'era qualcosa di più grave che di li a poco stava per colpirmi. Venerdì sera torno a casa, nemmeno troppo tardi, e di solito dato che mia sorella rientra all'alba mi abbandono al computuer, a scrivere, leggere con la notte mia grande ispiratrice... Quel venerdì però sentivo che qualcosa non andava... Un mal di collo che mi impediva di stare seduto, fui costretto ad andare a letto... Sabato mi alzo, stesso mal di collo e in più mal d'orecchio... Un male diverso, strano.. Non sapevo spiegarmelo. Avrò preso freddo ho pensato, e così tranquillamente non ci riflettevo più di tanto, nonostante il fastidio. La sera esco con gli amici, la situazione era sempre la stessa... Collo, orecchio, e in più il mal di testa.. Giuro he erano dolori talmente strani, cioè bastava toccare i capelli che sentivo un male alla cute, ma comunque decisamente sopportabili da non compromettere il sabato sera. Arriviamo così al primo dei giorni cruciali, domenica. Mi sveglio con i soliti dolori, questa volta però molto più forti... Prendo un antiinfiammatorio, ed ero contento che almeno il dito cominciava a non farmi più male. Dopo mangiato sono costretto a tornare a letto, il dolore all'orecchio al collo e alla testa è diventato insopportabile... Mi sveglio nel tardo pomeriggio, mi guardo allo specchio e mi vedo trasformato... La parte destra della mia faccia risulta paralizzata... L'occhio non si chiude più, brucia, lacrima in continuazione, la guancia non ha più tatto, la bocca non si apre più dal lato destro, la lingua è come se fosse sotto anestesia... Insomma, un dramma a cui non riuscivo a credere. Spaventati con mia mamma corro dalla guardia medica che mi manda d'urgenza a Zingonia dal neurologo. Immaginate il mio stato d'animo nel vedermi così, sballottato da un reparto all'altro del pronto soccorso. La diagnosi è chiara fin dall'inizio: paralisi di Bell, una paralisi cranica, ottica di tutto il nervo facciale. Subito vengo sottoposto a iniezioni a base di cortisone per cercare di bloccare la paralisi. Una malattia di cui, ancora oggi, i medici non sanno spiegarsi come curarla effettivamente... Mi dicono che non c'è nulla da fare, che devo seguire la terapia cortisonica e vitaminica assegnata e sperare che il nervo riprendesse le sue funzioni con il tempo. Mi dissero che nell'80% dei casi la paralisi sarebbe regredita spontaneamente con un tempo che varia da paziente a paziente, per il 20% invece sarebbe rimasta permenente. Inizia così la mia settimana d'inferno... Di vero inferno... Occhio tappato, bocca e lingua semiparalizzate, volto e testa coperte perchè devono stare al caldo (un po' come il velo islamico) passo il mio tempo a dormire e pensare... Nient'altro che questo...Paure, angoscie, pensieri: pensi al peggio e vedi i tuoi sogni sfumati, la tua vita cambiata; pensieri che si affollano e ancora una volta ti rendi conto di quanto in questi momenti cresci dentro, di quanto la vita è imprevedibile, il giorno prima a ridere e il giorno dopo ti ritrovi immobile nel letto con il viso paralizzato e con tutto il mondo che ti crolla addosso. Solo con la fede resti aggrappato alla speranza, la speranza seppur nel mio pessimismo che mi accompagnerà sempre, quella speranza che mi fa guardare alla vita con un sorriso. (Anche se di fatto sia psicologicamente che proprio materialmente questa malattia te lo toglie il sorriso). Oggi i primi sintomi di un lento miglioramento: l'occhio libero ancora non si chiude ma non lacrima più, la lingua leggermente riprende la sua energia, riesco a mangiare qualcosa, forse qualcosa si sblocca, forse i primi segnali di speranza di questa malattia che vorrei vedere archiviata per sempre. Non smetterò mai di ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicino in questi giorni terribili, lunghissimi, interminabili che mi hanno aiutato nella speranza, la speranza di quel miglioramento che oggi lievemente ho notato, dimostrandomi il loro affetto, ma soprattutto a capire che loro sono lì, che non sono solo, che insieme ce l'avremmo fatta. E ce la faremo, ve lo prometto... Questa volta sono io a ringraziarvi... Un grazie di cuore, con tutto il cuore, davvero. Oggi nonostante tutti gli "handicap" che devono ancora sistemarsi,(occhio e bocca in particolare) ho visto riconquistato il mio volto. Dai, alla fine 3 sono gli aspetti positivi nel dramma!
1) Settimana di puro relax; niente università, niente lavoro, niente impegnie 1000 problemi di cervello. Penso di aver recuperato le ore di sonno che mi mancavano... Ho pensato per una volta solo a me stesso (alla mia salute), mettendo da parte tutto
2) con l'appetito che non c'era e la difficoltà nel mangiare sono diminuito 6 Kg... Non ce l'avrei mai fatta... da 64 Kg giovedì scorso a 58 Kg oggi
3) Con tutto il cortisone e le vitamine che sto prendendo i miei muscoli si sono rivitalizzati.

Mi dedico, vi dedico questa canzone
Un abbraccione
Manuel


E così si torna al voto con il Porcello!

venerdì 1 febbraio 2008

Novità, le mie citazioni

Ciao Ragazzi,
eccomi di di nuovo qui. Per vostra grande richiesta ho deciso di aggiungere in fondo a questo blog una rubrica che conterrà tutte le mie citazioni che ho composto e che continerò a comporre con il tempo: potrete così utilizzarle liberamente, qualora le condividiate, su msn o sulle vostre pagine web. I miei visitatori lo sanno già, per chi è nuovo voglio ricordare, come ho sempre fatto, che queste citazioni, pensieri, messaggi, frasi sono frutto della mia vita personale, emozioni, senzazioni, valori e tutto ciò che vedo, che provo e che poi nei momenti dediati al pensiero, magari con la musica di sottofondo, si trasformano in parole...

Grazie ancora, anche per le visite costanti al blog, siete tantissimi!
A presto
Manu


mercoledì 30 gennaio 2008

Si dice che gli occhi sono lo specchio dell'anima... Cosa vedono, sentono, vivono i miei occhi? Ho voluto riassumerlo scrivendo questa poesia...

domenica 27 gennaio 2008

27/01: Il giorno della memoria

giovedì 24 gennaio 2008

La fine del Prodismo



Dire il prodismo è scattare istantanee. Accendere flash sulla vita politica del paese di oltre un decennio. Uno stile di governo, ma anche di uno stile di vita. Professori di Nomisma e tortellini. Viaggi in treno e colpi di fiducia. Mortadelle e privatizzazioni. Corse in bicicletta e reti di potere. Maglioncini demodè e coalizioni rissose. Tute da sci e monete uniche. Portici e grand commis. Bologna e Bruxelles. Banche amiche, pullman e feste popolari.

La stagione del prodismo comincia tredici anni fa. Quando Massimo D'Alema gli dice "Romano, noi ti affidiamo la nostra forza". Fatti i conti significa vittorie e sconfitte. A Palazzo Chigi due volte nella polvere, due volte sull'altar. E cinque anni a capo della Commissione europea. In simbiosi opposta e parallela con l'avversario di sempre: Silvio Berlusconi.

Silvio e Romano. Il binomio attorno al quale l'Italia gira da una vita. Uno in elicottero, l'altro sulla station wagon. Uno alle Bermuda, l'altro in agriturismo. E da un decennio, mentre uno cazzeggia, l'altro sussurra. E non vuol dire che non morda.

Il Professore con l'aria da chierico nasce gran burocrate, con Andreotti si trasforma in ministro e alla fine diventa politico. Politico e inventore di politica, perché l'Ulivo è farina del suo sacco. Il sogno di fare oggi quello che ad Aldo Moro impedirono di fare gli anni di piombo. Cattolici ed comunisti, ormai ex, sotto lo stesso albero. Le due grandi chiese della vita pubblica italiana da portare al governo del paese.

Il Professore è cattolico, ma adulto, come disse ai tempi del referendum sulla legge 40. E la sua chiesa laica è Bologna. Bologna la grassa e la colta. La città del centro studi Nomisma e degli amici professori di sempre: Pecci, Onofri, Berselli. L'obiettivo lo coglie sotto i portici. La domenica, a braccetto con la moglie Flavia. Fisionomicamente, l'esatta altra metà di Veronica, la first lady di Macherio. Forse più simili di quanto si possa pensare.

Tutto il prodismo è un gioco di ossimori. Prodi il buono sorridente. Ma anche il sospettoso vendicativo. Prodi democristiano, eppure bipolarista convinto. Prodi di centro, Prodi di sinistra. E l'intera stagione di Romano è come la prima e la seconda Repubblica. Questa è cominciata da un pezzo, ma la prima non è mai morta.

Lo dice la storia delle sue sconfitte. Una volta abbattuto da Bertinotti. L'altra da Mastella. "Io sto fermo, non mi muovo...", lo canzonava Corrado Guzzanti in tv. Così gli altri gli girano intorno. Una volta alla destra, una volta alla sua sinistra. Bertinotti, e dieci anni dopo Mastella. Nemici che diventano amici. Amici che diventano nemici. D'Alema, e dieci anni dopo Veltroni.

In mezzo, c'è l'Italia nell'euro. L'abbraccio con Ciampi. E l'affetto del popolo della sinistra. Per metà amore disinteressato. Per l'altra paura del Cavaliere. Nelle istantanee del prodismo non entrano tutti e quattro i milioni delle primarie. La gente in fila per il partito democratico. Il suo sogno americano in salsa emiliana. Il sogno che mentre si realizza è in cima alla lista dei soliti sospetti. Un altro ossimoro. Forse l'ultimo.

Capita a chi vive la sua stagione in simbiosi opposta e avversaria.
Come in Highlander, alla fine ne resterà uno solo.
Tra i due, Silvio Berlusconi.

venerdì 18 gennaio 2008

Io da piccolo

domenica 6 gennaio 2008

Rispondo alle mail


(La befana tutte le feste porta via)

Un saluto a tutti. Dato che, aprendo la mia casella di posta, ho trovato ancora tante persone che mi hanno scritto e a cui ho piacere dare loro una risposta, ho pensato di rispondere ad alcune delle vostre domande e consigli tramite questo post visibile a tutti, così nel frattempo tengo anche aggiornato il blog, che altrimenti sembra che trascuro, e invece passo il tempo a rispondervi singolarmente! Per coloro che preferiscono mantenere privata la mia risposta, li invito da oggi a farmelo sapere sempre via mail. Rispetterò la privacy! Ricordo inoltre che quello che segue non è una notizia di cronaca, non sono dati di fatto ma sono le mie opinioni personali, richieste proprio da coloro che mi scrivono, condivisibili o meno. Accetto volentieri le critiche, perché no, potrebbe aprirsi un dibattito interessante. Se la sera dell’ultimo giorno del 2007 si chiude sotto il segno della trasgressione, del divertimento, del festeggiamento nascosti dalla maschera della felicità, il nuovo anno si apre riportandosi con sé i suoi dolori, le sue sofferenze e i suoi pensieri di sempre, e oggi più che mai mi ritrovo a convivere come voi con quel senso martellante di solitudine. Ornella, Ilaria, Giacomo e Leonardo quanto vi capisco in questo momento, quanto è scoraggiante vedere davanti a sé mesi di buio, di vuoto. Del resto però i sentimenti sono il motore della nostra vita, il filo conduttore del mondo e chi li sente davvero deve subirne le loro conseguenze. Per me nel mondo (passatemi il paragone) c’è più fame d’amore che di pane, vero o falso, comunque sia basta un niente per essere ridotti alla disperazione o toccare il cielo con un dito. Perché il vero amore è come un fantasma, tutti ne parlano ma quanti riescono a vederlo e viverlo veramente? Vedi Ilaria, l’incontro di due persone è come il contatto di due sostanze chimiche: si produce una reazione così che entrambe ne saranno trasformate… Queste sostanze però, devono mantenere le loro proprietà, le proprie caratteristiche. La tua storia non poteva durare, non potevi mantenere l’amore di qualcuno continuando a fingere, essere amata per ciò che sembri, che appari ma che in realtà non sei, dovevi essere semplicemente te stessa. Prova a riflettere, prova a metterti nei panni di lui, troverai comprensibile la sua reazione. Giacomo Giacomo, capisco perfettamente quello che provi ma sai, devi partire dal presupposto che la gente è cattiva, egocentrica, che spesso gode delle disgrazie altrui e spesso e volentieri ti consiglia come se fosse x il tuo bene sapendo però benissimo che sarà il male. Partendo da questo presupposto imparerai a fidarti poco delle persone che ti circondano. Sfogarsi con qualcuno fa bene, in certi momenti ne sentiamo tutti la necessità. Questo qualcuno però, secondo me, deve essere limitato e mirato. Solo così metti alla prova veramente la fiducia di una persona, se quella cosa poi la saprete solo tu quest’altra, proprio un po’ come quando il governo pone la questione di fiducia su una legge, su un decreto, e mette alla prova il Parlamento. La cosa che hai sbagliato è che hai agito secondo quanto gli altri vedevano, senza neppure darti il consiglio giusto, e ora come ti ritrovi? Le vere risposte non le trovi dagli altri Giacomo ma solo da te stesso. Questo lo dico a tutti, quando non sapete cosa fare, quando lo sconforto vi assale e pensate di provare un dolore che solo voi potete, fermatevi e ascoltate il vostro cuore, perchè solo dal cuore troverete la vostra vera soluzione, non dagli altri che vi condizionano. Il cuore non vi farà sbagliare.
Per oggi mi fermo qui.
Grazie a tutti.
A presto

martedì 1 gennaio 2008

Foto ricordo 5^D - Buon Anno compagni di scuola!


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